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La storia di Torino risorgimentale
Il Ducato sabaudo si trasformò in Regno grazie al trattato di Utrecht del 1713 ed assegnò ai nuovi re anche il dominio della Sicilia, pochi mesi dopo sostituita con la Sardegna: nasceva così il Regno di Sardegna che tanta parte avrebbe avuto nella storia d'Italia.

La capitale del nuovo Regno fu trasformata da Filippo Juvarra, maestro del Barocco italiano, per volere del nuovo ambizioso re. L'architetto siciliano firmò alcuni capolavori dell'architettura torinese: la facciata di Palazzo Madama, i Quartieri Militari, la Basilica di Superga, la palazzina di caccia di Stupinigi e la chiesa di S. Filippo Neri.

L'impostazione di stampo assolutistico data da Vittorio Amedeo II e dai suoi successori con lo scopo di esautorare i poteri delle autorità cittadine fu accolta con grande resistenza dalla città.

L'avventura di Napoleone Bonaparte in Italia non rimosse dal trono Vittorio Amedeo III, ma all'ascesa di Carlo Emanuele IV si verificò l'annessione dei territori sabaudi alla Francia.

Nel 1799 l'intervento della coalizione austro-russa provocò la cacciata provvisoria dei Francesi, ma, nel 1800, grazie alla vittoria di Marengo, le truppe napoleoniche rientrarono a Torino rimanendovi per 14 anni. La città fu spogliata della sua cinta muraria e depredata dei beni ecclesiastici, incamerati dallo Stato. La trasformazione urbanistica voluta dai Francesi comportò l'abbattimento dell'antica galleria che, in piazza Castello, univa il Palazzo delle Segreterie a Palazzo Madama.

Il Piemonte fu annesso alla Francia nel 1802 e Torino divenne a sua volta una delle 25 principali città della Repubblica francese. L'annessione comportò inoltre l'adozione dell'organizzazione politico-amministrativa francese e il riordino delle finanze pubbliche.

Il Congresso di Vienna del 1814 restituì Torino e il Piemonte ai Savoia e con il ritorno di Vittorio Emanuele I la città ritrovò il suo status di capitale. La prima opera eseguita in Torino, nuovamente capitale, fu l'edificazione della chiesa della Gran Madre di Dio.

La Restaurazione, sebbene avesse ripristinato formalmente lo status quo precedente, questo non era nei fatti più realizzabile e le aspirazioni all'unità d'Italia, i movimenti carbonari prima e mazziniani poi erano i primi segni del Risorgimento.

La morte di Carlo Felice causò l'estinzione del ramo principale dei Savoia ed il trono passò al ramo cadetto dei Savoia-Carignano. Divenne re Carlo Alberto, che in gioventù si era mostrato favorevole alle speranze di patrioti e liberali. Negli anni '30 del XIX secolo il re si dedicò allo svecchiamento dello Stato: la sua azione riformatrice si muoveva però nel solco della tradizione. Nel 1848 concesse la libertà di culto ai valdesi e, finalmente, il 4 marzo lo Statuto. Il 1848 fu soprattutto l'anno in cui la dinastia sabauda si pose alla testa del movimento unitario italiano. Carlo Alberto, spinto dall'entusiasmo popolare e per controbilanciare le aspirazioni repubblicane presenti in settori influenti dei patrioti, dichiarò guerra all'Austria, ma la bruciante sconfitta di Novara, nel 1849, pose fine al suo regno.

Salì così al trono il figlio, Vittorio Emanuele II, e con lui ebbe inizio la stagione risorgimentale. Il suo primo ministro, Camillo Benso di Cavour, grazie a un'attenta tessitura di rapporti diplomatici, seppe avvicinare la Francia alla causa italiana, contro l'Austria asburgica. Torino divenne il faro e il porto di tutti gli esuli e i liberali italiani, che anteposero alla causa repubblicana quella dell'unità d'Italia, da ottenere con la collaborazione del Re di Sardegna. La Seconda Guerra d'Indipendenza e la Spedizione dei Mille, entrambe vittoriose, permisero, nel 1861, di inaugurare a Torino il primo Parlamento italiano: tra gli altri sedevano gli eroi dell'Unità d'Italia, da Giuseppe Garibaldi a Giuseppe Mazzini, da Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi. Torino era ornata a festa ed accolse le genti di ogni parte d'Italia, accorse a celebrare la conquistata unità, nella capitale di quello che ormai era il Regno d'Italia.
 
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