La storia di Torino dall'unità ad oggi
Nel 1864, la capitale del Regno d'Italia fu portata da Torino a Firenze. I torinesi reagirono riversandosi nelle strade per difendere lo status di capitale di una città che era tale da oltre quattro secoli. Oltre al prestigio vi era il rischio di depressione causato dalla perdita di tutte quelle attività economiche che gravitavano attorno alla corte ed all'apparato dello stato.
La prima occasione di risveglio della città fu nel 1884 con l'Esposizione Generale ospitata al Valentino: fu costruito il Borgo Medioevale e fu risistemato il Parco del Valentino.
Nel 1897 per la prima volta i socialisti entrarono nel Consiglio comunale torinese in seguito alla grave crisi economico-finanziaria dei governi Crispi. Fu una novità importante, che contribuì direttamente alla trasformazione dell'ex capitale in città industriale.
Il miglioramento dei collegamenti ferroviari, l'istruzione, l'assistenza sociale e la nascente industria automobilistica (non solo FIAT, ma anche Lancia ed Itala) erano i punti sui quali l'amministrazione comunale fu maggiormente impegnata.
La municipalizzazione dei trasporti urbani e la statalizzazione delle ferrovie contribuirono alla nascita dell'industria meccanica torinese.
Alla fine del XIX secolo Torino era il primo centro italiano in ambito cinematografico e fino agli anni venti proprio il cinema fu una delle più importanti risorse economiche della città (tra le star dell'epoca lanciate a Torino si ricordano: Lydia De Robertis, Maria Jacobini e Lydia Quaranta; tra i film prodotti quelli tratti da Gabriele D'Annunzio).
La città attraeva popolazione dalle campagne e, nei primi anni del secolo, cresceva al ritmo di 9000 persone l'anno. Furono realizzati i primi quartieri operai, fu estesa la rete viaria, e furono avviati corsi di formazione professionale. La prima guerra mondiale non coinvolse direttamente Torino, ma frenò il suo sviluppo, causò prima una depressione e quindi una ripresa economica. Gli unici settori che trovarono però reale vantaggio alla fine della guerra furono il siderurgico e l'automobilistico.
Gli anni seguenti alla guerra furono anni di crisi sociali anche per Torino e nel 1919 nell'ex capitale come in molte altre città furono fondati i Fasci.
Gli scontri e l'astio tra le due fazioni politiche estremiste: fascisti e socialisti non avevano fine. Nel 1922 fu bruciata la sede di Ordine Nuovo la rivista diretta da Antonio Gramsci; poco dopo Mussolini prendeva il potere e a Torino, a dicembre del 1922, ci fu un ulteriore violento scontro tra fascisti e operai, che terminò con una caccia all'uomo nei quartieri di Nizza e S. Paolo.
Durante il fascismo Torino continuò la sua espansione industriale accogliendo immigrati veneti e meridionali. La politica coloniale del regime favorì lo sviluppo della FIAT, che non risentì particolarmente della depressione causata dal crollo di Wall Street. Nacquero, in questi anni, la moda, dalla tradizione delle "sartine" torinesi, e, soprattutto, la radio italiana, che da Torino trasmetteva i suoi programmi.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale l'industria torinese si convertì in industria bellica. A differenza della grande guerra, il secondo conflitto si abbattè con grande violenza su Torino. I bombardamenti del 1942 causarono una drastica riduzione della produzione e la riduzione del potere d'acquisto degli operai causò, nel 1943, una rivolta.
A settembre dello stesso anno i nazisti occuparono la città, che lasciarono solo il 30 aprile 1945 sotto l'offensiva della Resistenza.
I primi anni del dopoguerra furono drammatici: patrimonio edilizio e fabbriche erano duramente danneggiati ed il comune cominciò la costruzione di case operaie.
La FIAT divenne un vero e proprio centro di potere con cui la città cominciò a doversi confrontare sin dai primi anni '50: la presenza del gigante dell'automobile aveva su Torino grandi ricadute di reddito e ricchezza, ma determinò anche conflitti che solo negli anni seguenti avrebbero trovato soluzione. Negli anni '50, grazie al potente richiamo della FIAT, ricominciò l'immigrazione dal Veneto e dal Meridione portando con sè una serie di problemi, che Torino non era preparata ad affrontare.
Nel 1961 Torino si trovò ad essere la terza città italiana meridionale, subito dopo Napoli e Palermo; l'arrivo disordinato e incontrollato dei nuovi residenti fu causa di conflitti di mentalità e cultura.
L'anno del centenario dell'unità Torino non assomigliava più in nulla all'antica capitale dei Savoia, diventata uno dei maggiori poli d'attrazione industriale d'Italia ed una vera metropoli economica con oltre un milione di abitanti. Gli anni '60 non sarebbero però stati facili per la città e videro lo sfociare le tensioni sociali sessantottine e l'autunno caldo degli operai.
All'inizio degli anni '70 i sindacati si trovavano ad avere posizioni di grande forza nelle fabbriche e nel 1975 salì per la prima volta al potere una giunta di sinistra, contemporaneamente la crisi petrolifera costrinse la FIAT alle prime cassa integrazioni.
Negli anni di piombo Torino pagò un prezzo molto salato al terrorismo per numero di vittime, tra queste, oltre a dirigenti e operai FIAT, Carlo Casalegno, vicedirettore de La Stampa.
Se si vuole trovare un momento in cui la crisi economica degli anni '70 ebbe il vero e proprio punto di svolta, questo non si può che far coincidere con la marcia dei 40000 che delegittimava lo sciopero che bloccava lo stabilimento Mirafiori da oltre 35 giorni.
Negli anni '80 e '90 al governo del capoluogo piemontese si sono avvicendate giunte di sinistra, pentapartitiche e di centro-sinistra. Finalmente si è visto qualche spiraglio di ripresa soprattutto grazie alla risalita della china da parte della FIAT grazie al successo di alcuni nuovi modelli.
Oggi il volto di Torino sta nuovamente cambiando in seguito alla spinta data dai processi di ristrutturazione industriale che hanno ridimensionato l'impiego nelle industrie a favore del terziario. Le dimensioni delle imprese sono diminuite, la ricerca, i servizi alle imprese, la finanza e la cultura sono i settori in cui Torino sta cercando nuove opportunità di crescita.
Anche la popolazione sta diminuendo, il censimento del 2001 segnala che i torinesi sono poco più di 850000, e tra i nuovi residenti figurano gli ultimi giunti dalle nuove ondate immigratorie: marocchini, senegalesi, albanesi e cinesi.
La nuova sfida di Torino è l'impegno a diventare polo d'attrazione culturale, turistico e del terziario, sfruttando l'appuntamento olimpico prima e le celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità d'Italia poi. E' una sfida impegnativa, ma che l'antica colonia dell'Impero, crocevia di strade e di persone, vuole assolutamente vincere in questo suo terzo millennio di storia, dimostrando la forza propria e di coloro che da sempre orgogliosamente la popolano.