150 anniversario
 
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13/03/2011 Per ragioni indipendenti da noi, 150 Vele di Italia 2011 non avrà luogo.
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I Padri della Patria - Parte I "La filosofia civile"
Il progetto "I Padri della Patria" diviso in tre parti, rispettivamente "La filosofia civile" (su Romagnosi, Cattaneo e Ferrari), "Il Risorgimento metafisico" (su Galluppi, Gioberti e Rosmini) e "I filosofi risorgimentali minori" (Pagano, Solecchi, Gioia, Cuoco, Delfico, Bertini) è il primo progetto del gruppo di lavoro "I padri della patria", facente capo al grande progetto storico nazionale "Italia 2011" che è a sua volta articolato nelle seguenti sezioni: a) I risorgimenti locali, b) I padri della patria e c) echi e paralleli internazionali.
Coordinatori
Dr. Accendere Pier Davide – Università del Piemonte Orientale
Segretario Generale del “Centro Studi sul Pensiero Religioso Cristiano – Osservatorio Permanente sul Dialogo Interreligioso”, Torino Curatore Bompiani

Dr. Bellantone Andrea – Ph.D.(Filosofia)
Istituto Internazionale Xavier Tilliette's (Gorizia)
Presidente e Direttore Generale di "Eurolab - Laboratorio d'Europa" (Messina)

Dr. Capilupi Stefano Maria – Ph.D.(Filosofia)
Docente dell’Università di Stato di San Pietroburgo (Progetto “Studi Italo-Russi” dell’Istituto Smolny delle Arti Liberali e delle Scienze),
Direttore del Dipartimento di Lingua e Cultura Italiana dell’Accademia Russo Cristiana di Scienze Umanistiche (San Pietroburgo, Russia)

Dr. Tiengo Glauco – Direttore del “Centro Studi sul Pensiero Religioso Cristiano – Osservatorio Permanente sul Dialogo Interreligioso”, Torino Curatore Bompiani – Direttore collana “Synesis”, Harmattan, Parigi
 
Premessa
La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia esige oggi un approfondimento storico del patrimonio intellettuale filosofico che ha ispirato il processo di liberazione e unificazione del nostro paese. In seno all’opera dei filosofi risorgimentali l’ideale di libertà e unità, eco dell’esperienza rivoluzionaria francese, si incarna tra le macerie della storia ed erige le fondamenta dell’avvenire della cultura nazionale, nonostante la frammentazione politica e ideologica dell’Italia pre-unitaria.
Nell’orizzonte della cultura italiana ottocentesca, animata dall’antico sogno di libertà, germoglia il progetto di una “filosofia civile” capace di concretarsi nell’azione storica, rifuggendo le insidie tese dalla sterile astrazione delle filosofie tradizionali. Soffermarsi su tali questioni quindi significa tornare a interrogarsi sulle “radici” della nostra storia e della nostra identità. In particolare la “filosofia civile”, militando al pari degli eserciti, rivendica il carattere performativo del pensiero. La filosofia deve “accettare tutti i problemi del secolo”, giacché essa deve tendere a “trasformare la faccia della terra” (Carlo Cattaneo). Da questo assunto discende il disprezzo sia per la filosofia idealista, che per la “filosofia delle scuole”, e assistiamo all’abbandono delle “chimere filosofiche” e all’edificazione di un progetto di studio dell’uomo di fatto, definito anzitutto alla luce del suo radicamento nel tessuto sociale-politico della storia, quale matrice originaria di ogni possibile mutamento.
In particolare, assume un’importanza specifica l’opera di Gian Domenico Romagnosi (1761-1835), di Carlo Cattaneo (1801-1869) e di Giuseppe Ferrari (1811-1876). Le loro idee in materia di unità nazionale talvolta divergono nella proposta di soluzioni politiche differenti, ma è proprio nell’assenza di unanime accordo sulla questione unitaria che ravvisiamo una maggiore ricchezza e fecondità filosofica. La loro opera filosofico-politica rappresenta infatti con maggior vigore quelle peculiari esperienze spirituali, quelle esigenze poste dall’umanità vivente che costituiscono gli orientamenti primari, gli impulsi e i campi di forza primigeni del rinnovamento storico della coscienza intellettuale italiana. Romagnosi elabora per primo una precipua “filosofia della storia, articolata in due epoche, unite tra loro e dominate rispettivamente dalla cieca fortuna e dalla ragione, delineando così uno stato unitario proteso al conseguimento della stabilità e dell’equilibrio fra poteri e interessi” (Rossi-Viano). In questo modo la filosofia abdica all’inveterata dignità di “scienza dell’assoluto” per rientrare “nei confini del mondo” e nella riflessione politica del Cattaneo, la riconquista del mondo nella sua effettività storica si traduce nell’enunciazione del progetto federalista: il federalismo è la sola forma d’unità che sia possibile con la libertà, con la spontaneità e con la natura. “Il federalismo è l’unica teorica possibile della libertà. Libertà è repubblica; e repubblica è pluralità, ossia federazione” (Carlo Cattaneo). Il federalismo diviene il fine del nuovo Stato nazionale. Lo Stato unitario non deve essere dispotico, né l’unità deve annientare le autonomie e il libero agire degli individui.
Infine, Giuseppe Ferrari tratteggia i caratteri di una riformata filosofia della storia, che si propone di “riconquistare il fatto”. Emerge la necessità di una conoscenza diretta delle cose nella loro effettività storica, una rivelazione naturale avulsa dalle leggi della logica e da dottrine materialistiche (metafisica terrestre). Tale filosofia della storia rivela “il progressivo dominio dell’uomo sulla natura e l’associazione del genere umano: l’unificazione dell’umanità. Ferrari propugna un federalismo repubblicano e democratico avverso all’idea di nazione” (Rossi-Viano). La rivoluzione diviene così il trionfo della filosofia chiamata a governare l’umanità e Ferrari osserva che dinanzi all’Italia, desiderosa di affrancarsi dal sonno secolare che la opprime, si aprono due vie: la via delle riforme e la via della rivoluzione (cfr. La rivoluzione e le riforme in Italia, 1848). La prima conduce a miglioramenti amministrativi e al benessere materiale; la seconda, invece, conduce alla libertà con le costituzioni. Le riforme rafforzano l’assolutismo e lo lasciano arbitro delle sorti del Paese: “la rivoluzione spezza il giogo dell’autorità, e affida l’avvenire dell’Italia al genio italiano”.
Un’eco del pensiero del Ferrari poi lo vediamo anche nell’ultima enciclica sociale dell’attuale Papa, Benedetto XVI, dove si fa un preciso riferimento alla possibilità di un governo mondiale delle risorse che indirizzi verso una speranza di vero sviluppo il processo contemporaneo di globalizzazione. Facciamo così riferimento anche all’interlocutore ecclesiastico di questo momento comune di memoria e riflessione legato ai 150 anni dell'Unità d'Italia. Va quindi detto che il rapporto fra credenti e non credenti nel comune rapportarsi ai valori dell’unità politica e della patria è una storia che si manifesta concretamente negli anni '60 e '70 del XIX secolo. Alessandro Manzoni fu quel grande cattolico e vero credente che non obbedì al Non expedit papale (capiva bene che l’infallibilità papale, proclamata proprio nel 1870, non riguarda tali encicliche, e difatti il papa se ne sarebbe avvalso fino ad oggi solo nel 1950, in occasione della proclamazione del dogma dell’Assunzione) ed entrò nel Senato d'Italia. Come noto sarebbe venuto poi il patto Gentiloni, accordo voluto da Giolitti in occasione delle elezioni politiche italiane del 1913, che impegnava i cattolici a sostenere, nelle elezioni politiche, i candidati liberali contrari a misure anticlericali. L’esempio di Manzoni ci mostra come il vero credente, pur non dandogli il valore assoluto del “Dio Patria Famiglia” del clerico-fascismo, abbia fra i suoi valori la patria. Tuttavia, il primo periodo di vita dello Stato unitario è stato contraddistinto anche dalla confisca violenta dei beni ecclesiastici e dalla riscrittura dei manuali di storia per le scuole secondo un’ideologia spesso esasperatamente massonica, il che non rappresenta un capitolo glorioso della nostra storia.
Tutto questo infine ci invita a valutare sempre la necessità non solo politica, ma diremmo anche storico-scientifica di entrare in dialogo intellettuale con l’interlocutore ecclesiastico per la conquista di una vera identità comune di cittadini italiani
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Per ragioni di correttezza e onestà intellettuale, rammentiamo al lettore che la stesura del presente progetto attinge preziose informazioni dalle seguenti storie della filosofie: Armando Rigobello, Dal Romanticismo al Positivismo, in Storia del Pensiero Occidentale, vol. 5, Marzorati editore, Milano 1974; Pietro Rossi-Carlo A. Viano, L’Ottocento, in Storia della Filosofia, vol. 5, Laterza, Roma-Bari 1997; Giovanni Reale-Dario Antiseri, Marxismo, Postilluministi del primo Ottocento, Positivismo, in Storia della Filosofia , vol. 8, Bompiani, Milano 2008.
 
Obiettivi
A fronte dunque della presentazione appena esposta, il pensiero filosofico di età risorgimentale –in virtù dei valori di estrema attualità storica di cui si carica oggi tale filosofia– può costituirsi e costruirsi come un percorso valido per l’uomo contemporaneo. Quasi naturalmente ne nasce una chiara esortazione a una riproposta editoriale delle opere filosofiche di Gian Domenico Romagnosi, di Carlo Cattaneo e di Giuseppe Ferrari; una riproposta che rappresenta in sé rappresenta l’intento del presente progetto. Pure in considerazione del fatto che il panorama editoriale e librario italiano è a tutt’oggi sprovvisto di larga parte dell’estesa produzione filosofica dei tre maggiori pensatori risorgimentali, testimonianza mirabile del travaglio intellettuale del nostro Paese in cammino verso la libertà e l’unità nazionale.
Qui si propone dunque di metter mano definitivamente a questa lacuna editoriale, a questa carenza speculativa prospettando la cura e il commento delle opere ancora sconosciute alla maggior parte del pubblico. Si propone di raccogliere le opere di Romagnosi, di Cattaneo e di Ferrari in volumi unici e distinti; distinti al fine di rimarcare con maggior efficacia il carattere originale del contributo filosofico dei singoli autori.
Cogliendo l’occasione si allega relativa documentazione riguardo al presente piano di pubblicazione con segnalazione delle opere sulle quali lavorare e delle relative scadenze temporali indicative di consegna.
 
Biografie: Gian Domenico Romagnosi
Gian Domenico Romagnosi – (Salsomaggiore Terme, 11 dicembre 1761 – Milano, 8 giugno 1835) – Giurista e filosofo.

Nato nel 1761 e scopertosi precoce talento letterario, dal 1775 studiò presso il Collegio Alberini di Piacenza e nel 1782 si iscrisse all'Università di Parma, dove si laureò in giurisprudenza nel 1786. Nel 1789 entrò a far parte della Società letteraria di Piacenza là dove presenterà i suoi primi lavori scientifici: il Discorso sull'amore delle donne considerato come motore precipuo della legislazione; Discorso sullo stato politico di tutte le nazioni; Sull'opinione pubblica. Nel 1791 fu nominato pretore della città di Trento e pubblicò la Genesi del diritto penale cui seguirono (nel 1792 e nel 1793) altri importanti studi sull’uguaglianza e la libertà.
Dal 1794 al 1798 fu consulente legale; nel 1799, accusato di giacobinismo, fu incarcerato a Innsbruck e durante la prigionia scrisse Delle leggi dell'umana perfettibilità per servire ai progressi delle scienze e delle arti. Nel 1801, durante l'occupazione francese di Trento, divenne segretario del Consiglio superiore e nel maggio 1802 scoprì gli effetti magnetici dell'elettricità, pubblicando i risultati dei suoi studi sui giornali di Trento e Rovereto. Nel 1804 insegnò diritto pubblico presso l’Università di Parma; nel 1806 si recò a Milano per la revisione del codice di procedura penale; nel 1807 ottenne la cattedra di diritto civile all’Università di Pavia e pubblicò il discorso Quale sia il governo più adatto a perfezionare la legislazione civili; nel 1809 fu professore nella Scuola di Alta legislazione, nel 1811, fondò il Giornale di giurisprudenza universale. Nel 1814 l'opera anonima Della costituzione di una monarchia costituzionale rappresentativa che gli valse i sospetti della polizia austriaca. Dal 1817 collaborò alla Biblioteca Italiana e al Conciliatore e nel 1820 pubblicò l’Assunto primo della scienza del diritto naturale. Nel 1821 venne arrestato e incarcerato a Venezia con l’accusa di partecipazione alla congiura ordita da Silvio Pellico: verrà prosciolto ma dovrà rinunciare all’insegnamento. Nel 1825 pubblicò le Istituzioni di civile filosofia ossia di Giurisprudenza Teorica, proseguendo la sua riflessione sulla filosofia civile e collaborando, nel contempo, all’elaborazione dell’Antologia fiorentina del Vieusseux. Morì nel 1835 confortato dalle cure del suo allievo Carlo Cattaneo, al quale dettò il testamento e affidò i manoscritti inediti.
 
Biografie: Carlo Cattaneo
Carlo Cattaneo – (Villastanza, 15 giugno 1801 – Castagnola/Svizzera, 6 febbraio 1869) – Patriota, filosofo e politico federalista.

Carlo Cattaneo fu l’ingegno migliore della scuola di Romagnosi e, amante delle lettere classiche, in principio attese agli studi nei seminari di Lecco prima e Monza poi, all’età di diciassette anni abbandonò il seminario per proseguire la sua formazione presso la scuola Sant’Alessandro di Milano e in seguito al liceo di Porta Nuova dove si diplomò nel 1820. Nel dicembre del 1820, la Congregazione Municipale di Milano lo assunse come insegnante di grammatica latina, poi di scienze umane nel ginnasio comunale di Santa Marta. In questo stesso periodo iniziò ad approfondire le sue frequentazioni con gli intellettuali milanesi, entrando a far parte della cerchia di Vincenzo Monti. Dopo aver iniziato a seguire le lezioni di diritto di Gian Domenico Romagnosi nella scuola privata, ne divenne presto amico ed allievo. Nel 1824 si laureò in Giurisprudenza presso l’Università di Pavia. Al 1822 invece risale la sua prima pubblicazione: si trattò di una recensione all’Assunto primo della scienza del diritto naturale, opera di Romagnosi. Nel 1835 abbandonò la scuola per dedicarsi alla pubblicistica e nel 1839 fondò la rivista “Il Politecnico”. Cattaneo partecipò alle Cinque Giornate di Milano del 1848, ma da convinto federalista si oppose all’annessione della Lombardia al Piemonte. Infatti, in seguito ai moti del 1848-49 Cattaneo riparò in Svizzera e tenne dimora a Castagnola, presso Lugano. Qui ebbe modo, negli ultimi anni della sua vita, di partecipare alla vita politica del Cantone e della città. Morì a Lugano nel 1869.
 
Biografie: Giuseppe Ferrari
Giuseppe Ferrari – (Milano, 7 marzo 1811 – Roma, 2 luglio 1876) – Filosofo e politico.

Allievo di Romagnosi, si laureò in legge a Pavia nel 1831, dopo essere stato alunno dell'Almo Collegio Borromeo. Nel 1839 si recò a Parigi. A causa delle sue convinzioni politiche, passò la maggior parte della sua vita all'estero, in particolare in Francia: fu docente di lettere alla Sorbona, professore di filosofia all'Università di Rochefort, poi a Strasburgo. Ritornò in Italia nel 1859, per partecipare alle vicende che porteranno all’unificazione e alla nascita dello stato italiano. Insegnò filosofia a Milano, Torino e Roma. Federalista, di posizioni democratiche e socialiste, fu deputato nel Parlamento italiano dal 1860 e senatore del Regno dal 15 maggio 1876. Morì a Roma nel 1876.
 
Opere Filosofiche
Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) “Opere filosofiche”
– Volume unico– Pagine 2400 (c.a.)
Genesi del diritto penale (1791)
• Che cos'è uguaglianza (1792)
• Che cos'è libertà (1793)
• Introduzione allo studio del diritto pubblico universale (1803)
• Dell'insegnamento primitivo delle matematiche (1823)
• Che cos'è la mente sana? (1827)
• Della suprema economia dell'umano sapere in relazione alla mente sana (1828)
• Suprema economia dell'umano sapere (1828)
• Vedute fondamentali sull'arte logica (1832)
• Dell'indole e dei fattori dell'incivilimento con esempio del suo risorgimento in Italia (1832)
• La scienza delle costituzioni (1849, pubblicata postuma)


Carlo Cattaneo (1801-1869) “Opere filosofiche”
–Volume unico– Pagine 1800 (c.a.)
Su la Scienza nuova di Vico (1839)
• Considerazioni sul principio della filosofia (1844)
• L’insurrezione di Milano (I ed. francese 1848)
• Considerazioni sulle cose d’Italia nel 1848 (1850)
• La città considerata come principio ideale della istoria italiana (1858)
• Psicologia delle menti associate (1859-1866)


Giuseppe Ferrari (1811-1876) “Opere filosofiche”
–Volume unico– Pagine 2300 (c.a.)
La mente di G. Domenico Romagnosi (1835)
• La mente di Vico (1837)
• De l’erreur (1840)
• Saggio sul principio e i limiti della filosofia della storia (1843)
• Les philosophes salriés (1849)
• La Federazione repubblicana (1851)
• La Filosofia della rivoluzione (1851)
• Historie de la raison d’Etat (1860)
• Corso sugli scrittori politici italiani e stranieri (1862)
• Teoria dei periodi politici (1874)
• L’aritmetica nella storia (1875)

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