La storia di Torino medioevale
Augusta Taurinorum nei primi secoli della sua storia prosperò rapidamente grazie alla "pax romana".
Con la crisi dell'Impero però la situazione cambiò radicalmente: le prime avvisaglie si ebbero durante il conflitto tra Costantino e Massenzio ed in seguito, con la caduta dell'impero, la sua posizione strategica la poneva involontariamente quale primo importante centro urbano incontrato dalle orde barbariche nei loro spostamenti e ciò fu causa nei secoli di diverse devastazioni e la vide protagonista involontaria di diverse depredazioni barbariche.
L'arrivo dei Longobardi portò relativa quiete: Torino fu capitale di uno dei quattro ducati dell'odierno Piemonte e visse un paio di secoli di sufficiente calma. Seguì la guerra Franco-Longobarda, nella quale Torino fu campo di battaglia e che vide i primi prevalere ed assumere il controllo della città, facendola divenire sede giudiziaria.
La cristianità, giunta a Torino nel IV secolo con l'edificazione della prima basilica (dove oggi sorge il Duomo) e l'arrivo del primo vescovo S. Massimo, assunse dal IX secolo in avanti una posizioni sempre più preminente nella vita cittadina. I monasteri e le figure carismatiche dei suoi vescovi, tra i quali Claudio, furono coinvolti anche in spedizioni contro le incursioni saracene e pochi anni dopo, nel X secolo, avrebbero decretato la rovina della potentissima Abbazia di Novalesa, in val di Susa.
Nel X secolo il re Berengario II, titolare della marca comprendente Torino, le valli di Lanzo, l'astigiano e la costa tra Finale Ligure ed il principato di Monaco, cedette tale marca ai conti di Auriate. L'avvento al marchesato di Adelaide spostò gli interessi della famiglia Auriate verso la valle di Susa, facendo di Susa il centro più importante del suo territorio. Lo spostamento degli interessi fu sottolineato dal matrimonio di Adelaide con Oddone di Moriana, appartenente alla dinastia che governava l'altro lato del Moncenisio e che avrebbe poi dato vita ai Savoia.
Per alcuni anni Torino visse ancora come libero comune schierandosi nei conflitti tra Impero e Papato di volta in volta con chi le garantiva maggiore indipendenza dal potere Sabaudo che si faceva col passare degli anni sempre più minaccioso.
Nonostante gli sforzi compiuti per mantenere l'indipendenza e l'ascesa degli Angiò e di Guglielmo VII del Monferrato nel 1280 la città passò a Casa Savoia.
Tuttavia per molto tempo ancora il clima politico torinese non mutò e nonostante la dipendenza diretta dal regno sabaudo erano più le lotte tra guelfi e ghibellini (rispettivamente filosabaudi e filomonferrini) a determinare l'ascesa sociale in città.
Il potere reale si manifestava attraverso i principi di Acaia, feudatari piemontesi, ed il ramo principale della famiglia, quello dei conti di Savoia, ormai egemoni sui due versanti delle Alpi. Il confitto sfociò devastante nel XIV secolo, costringendo gli Acaia nel 1418 a cedere anche il controllo formale del loro territorio ai Savoia. Siccome da oltre 50 anni gli Acaia esercitavano solo un governo formale per la città il cambiamento fu oltremodo indolore.